mercoledì 23 dicembre 2015

DIES NATALIS Il Culto del Sol Invictus


Il 25 Dicembre è associato al giorno di nascita e ai relativi festeggiamenti di divinità solari risalenti anche a secoli prima di Cristo: il Sole è invocato come ipostasi (incarnazione), epifania (annunciazione) del dio che crea e governa il cosmo...


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La difficoltà di conciliare il tempo solare con quello lunare è uno dei problemi fissi che hanno occupato l'ingegno degli uomini emergenti dalla barbarie.

In tempi primitivi, l'assestamento conveniente del calendario è un fatto d'interesse religioso, visto che da esso dipende la conoscenza delle stagioni adatte per propiziarsi la divinità il cui favore è indispensabile al benessere della comunità.

Gli uomini rappresentavano certi riti magici o drammi religiosi o misteri per celebrare il legame magico e misterioso che unisce lo scorrere delle stagioni, dei cambiamenti, a quello della vita e della morte, principio uno e indivisibile.

"The Religions of all Nations are derived from each Nations different reception of the Poetic Genius which is every where call'd the Spirit of Prophecy(William Blake, "All Religions Are One").

Per questo le popolazioni dell'Egitto e dell'Asia occidentale prima, della Grecia e dell'antica Roma poi, rappresentavano sotto i nomi di Osiride, Tammuz, Adone, Attis, Dioniso, Bacco, Mithra, la decadenza e la rinascita della vita, che essi personificavano come un dio che ogni anno moriva e poi di nuovo resuscitava. Per il nome e per i particolari, i riti variavano da luogo a luogo, ma in sostanza erano sempre gli stessi.

"Quanto più rimontiamo verso l'antichità, tanto più troviamo il genere umano immerso nel politeismo. Nessun segno, nessun sintomo di una religione più perfetta. I più antichi monumenti della specie ci presentano ancora un tal sistema come credo popolare e stabilito. Il nord, il sud, l'est, l'ovest, recano la lorotestimonianza unanime in tal senso. Che cosa può opporsi a una evidenza così piena?" (David Hume, "Storia Naturale della Religione").

"Se l'utopia non si è spenta, né in religione, né in politica, è perché essa risponde ad un bisogno profondamente radicato nell'uomo. Vi è nella coscienza dell'uomo un'inquietudine che nessuna riforma e nessun benessere materiale potranno mai placare" (Ignazio Silone, "L'Avventura di un Povero Cristiano").

IL NATALE DEL SOLE




"Per inspiegabile che sembri, la data di nascita di Cristo non è nota. I vangeli non ne indicano né il giorno né l’anno […] fu assegnata la data del solstizio d’inverno perché in quel giorno in cui il sole comincia il suo ritorno nei cieli boreali, i pagani che adoravano Mitra celebravano il Dies Natalis Solis Invicti (giorno della nascita del Sole invincibile)" (Nuova Enciclopedia Cattolica dell’Ordine Francescano,1941).

Prima di diventare celebre come “compleanno di Gesù”, la data del 25 Dicembre è stata giorno di festa "universale" per i popoli di culture e religioni molto distanti tra loro, nel tempo e nello spazio. Le origini comuni di questi antichi culti vanno ricercate in ciò che è “principio” della vita sulla Terra e che “dal principio” è stato oggetto di culto e di venerazione: il sole.




Agli albori dell’umanità, esisteva un ricco calendario di feste annuali e stagionali e di riti di propiziazione e rinnovamento. I popoli nel periodo primitivo della loro esistenza erano intimamente legati al “ciclo della natura” poiché da questo dipendeva la loro stessa sopravvivenza. Al tempo, la vita naturale appariva indecifrabile, incombente, potente espressione di forze da accattivarsi; era un mondo magico. 

L’uomo antico si sentiva parte di questo mondo, ma in posizione di debolezza. Per questo, attraverso il rito, cercava di entrare in sinergia con le forze oscure. Al centro di questo ciclo c’era l’astro che scandiva il ritmo della giornata, la “stella del mattino” che determinava i ritmi della fruttificazione e che condizionava tutta la vita dell’uomo. 

Il sole era dunque venerato come forza misteriosa e vitale: vederlo perdere forza d'inverno e ridurre il suo corso nel cielo, era un’esperienza tragica, vista come una minaccia alla propria sopravvivenza. Che doveva essere esorcizzata con opportuni riti. Da qui ebbero origine le più antiche feste collegate al solstizio d’inverno. Durante queste feste venivano accesi dei grandi fuochi (usanza che si ritrova nella tradizione natalizia di bruciare il ceppo nel camino la notte della vigilia) che dovevano ridare forza al sole indebolito. Questi rituali avevano a che fare con la fertilità ed erano quindi legati alla riproduzione. Da qui l’usanza, nelle antiche celebrazioni, di danze e cerimoniali propiziatori dell’abbondanza e, in alcuni casi, come negli antichi riti celtici e germanici, ma anche romani e greci, di accoppiamento durante le feste.

Il termine solstizio viene dal latino “solstitium”, che significa letteralmente “sole fermo” (da “sol”, sole, e “esistere”, stare fermo). Se ci troviamo nell’emisfero nord della terra, nei giorni che vanno dal 22 al 24 Dicembre, possiamo infatti osservare come il sole sembra fermarsi in cielo, fenomeno tanto più evidente quanto più ci si avvicina all’equatore. In termini astronomici, in quel periodo il sole inverte il proprio moto nel senso della “declinazione”, cioè raggiunge il punto di massima distanza dal piano equatoriale. Il buio della notte raggiunge la massima estensione e la luce del giorno la minima. Si verificano cioè la notte più lunga e il giorno più corto dell’anno. Subito dopo il solstizio, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare e il buio della notte a ridursi fino al solstizio d’estate, in Giugno, quando avremo il giorno più lungo dell’anno e la notte più corta. Il giorno del solstizio cade generalmente il 21, ma per l’inversione apparente del moto solare diventa visibile il terzo/quarto giorno successivo.

Il sole, quindi, nel solstizio d’inverno giunge nella sua fase più debole quanto a luce e calore, pare precipitare nell’oscurità, ma poi ritorna vitale e “invincibile” sulle stesse tenebre. E proprio il 25 Dicembre sembra rinascere, ha cioè un nuovo “Natale”. Questa interpretazione astronomica può spiegare perché il 25 Dicembre sia una data celebrativa presente in culture e paesi così distanti tra loro. Tutto parte da una osservazione attenta del comportamento dei pianeti e del sole, arte che gli antichi conoscevano bene. 




Ad esempio, a Maeshowe (Orkneys, Scozia) si erge un tumulo datato (con il metodo del carbone radioattivo) 2750 a.C. All’interno del tumulo c’è una struttura di pietra con un lungo ingresso a forma di tunnel. Questa costruzione è allineata in modo che la luce del sole possa scorrere attraverso il passaggio e splendere all’interno del megalite, illuminando in questo modo il retro della struttura. Questo accade al sorgere del sole e al solstizio d’inverno (un meccanismo analogo è stato scoperto anche all'interno delle piramidi egizie, veri e propri monumenti al culto solare).

Il 25 Dicembre è dunque associato al giorno di nascita e ai relativi festeggiamenti di divinità solari risalenti anche a secoli prima di Cristo: il Sole è invocato come ipostasi (incarnazione), epifania (annunciazione) del dio che crea e governa il cosmo. 



I mosaici e gli affreschi raffiguranti immagini del dio egizio Horus in braccio a Isis (Iside) ricordano l’iconografia cristiana della Madonna col bambino, tanto da indurci a credere che in epoca cristiana, per ovvi motivi, alcune rappresentazioni di Iside e Horus, spesso raffigurato come un bambino con la corona solare sul capo, furono opportunamente “revisionate”.



Il dio indo-persiano Mitra era stato partorito da una vergine, aveva dodici discepoli e veniva soprannominato “il Salvatore”; 

nel giorno corrispondente al 25 Dicembre odierno, nel 3000 a.C. circa, veniva festeggiato il dio Sole babilonese Shamash. Il dio solare veniva chiamato Utu in sumerico e Shamash in accadico. Era il dio del Sole, della giustizia e della predizione, in quanto il sole vede tutto: passato, presente e futuro; 



successivamente, comparve il culto della dea Ishtar e di suo figlio Tammuz, che veniva considerato l’incarnazione del Sole. Allo stesso modo di Iside, anche Ishtar veniva rappresentata con il suo bambino tra le braccia. Attorno alla testa di Tammuz si rappresentava un’aureola di 12 stelle che simboleggiavano i dodici segni zodiacali. Anche in questo culto il dio Tammuz muore per risorgere dopo tre giorni; 

nei giorni del solstizio d’inverno, si svolgeva in onore di Dioniso una festa rituale chiamata Lenaea“la festa delle donne selvagge”: veniva celebrato il dio che “rinasceva” bambino dopo essere stato fatto a pezzi; 

Bacab, il dio Sole nello Yucatan, si credeva che fosse stato messo al mondo dalla vergine Chiribirias



il dio Sole inca Wiracocha veniva celebrato nella festa del solstizio d’inverno Inti Raymi (festeggiata il 24 Giugno perché nell’emisfero sud, essendo le stagioni rovesciate, il solstizio d’inverno cade appunto in Giugno); 

nell'antico Messico, alla stessa data, si celebrava la nascita del dio Quetzalcoatl

sempre al solstizio d'inverno nasce il dio atzeco Huitzilopochtli

gli scandinavi festeggiavano il dio Freyr, figlio di Odino e di Freya

sempre un 25 Dicembre nascono Bacco in Grecia e Adone in Siria.





(tratto da "Le Radici Pagane del Natale", di Elena Savino).

W. Williamson (pseudonimo di Scott-Elliot, autore fra l’altro di una “Storia dell’Atlantide”), ne "La Legge Suprema", scrive: "...alcuni dei primi Padri della Chiesa Cristiana asseriscono che la grotta di Betlemme, in cui si celebravano i misteri di Adone, fosse quella in cui era nato Gesù".

La nascita di Cristo venne sostituita al giorno dedicato al culto solare perché, come scrive Gibbon in "Decadenza e Caduta dell'Impero Romano": "I Romani (Cristiani) ignorando... la data reale della sua (di Cristo) nascita, fissarono la festa solenne al 25 Dicembre, il solstizio d'inverno o Brumale, quando i pagani celebravano, ogni anno, la nascita del Sole".

La Chiesa delle origini sovrappose le celebrazioni cristiane alle vecchie ricorrenze pagane. Per fare pochi esempi: la festa di San Giorgio ha rimpiazzato l'antichissima festività della Parilia; i festeggiamenti di San Giovanni Battista hanno sostituito la festa dell'acqua, che era celebrata a mezz'estate; la festività dell'Assunzione della Vergine ha preso il posto delle celebrazioni di Diana. Halloween diventò la festa di Ognissanti e via di seguito. Ma le similitidini non riguardano solo la nascita bensì anche la morte e la resurrezione del dio o uomo divino. 

Scrive Williamson: "…noi troviamo che Krishna, Osiride, Tammuz, Adone, Mitra, Ati, Bacco-Dioniso, Baldur, Quetzalcoatl e Gesù discendono tutti nella tomba (ed alcuni nelle regioni infernali) e che il periodo tra la morte e la risurrezione è generalmente di tre giorni, mentre la risurrezione avviene di regola all'equinozio di primavera, o a pochi giorni di distanza da esso".

Mitra, nato, come Cristo, il 25 di Dicembre, fu pianto nella tomba dai suoi discepoli nel periodo che corrisponde alle festività pasquali. Essi gioendo affermavano: "Rallegratevi… Iniziati; il vostro dio è risorto dalla morte. Le sue pene e le sue sofferenze saranno la vostra salvezza" (Dupuis, "Origine di Tutti i Culti").

Il dio Ati, che era celebrato nell'antica Frigia con gli l'appellativi di "Figlio unigenito" e di "Salvatore", era simbolizzato con un agnello. Frazer scrive: "Ati era per la Frigia, quello che Adone era per la Siria. Come per  Adone… la sua morte e risurrezione erano, ogni anno in primavera, commemorate con una festa. (…). Le cerimonie celebrate alla festa di Atis non sono perfettamente conosciute… sembra che la celebrazione della sua risurrezione seguisse immediatamente quella della sua morte" ("The Golden Bough", in it. "Il Ramo d'Oro").

In Irlanda, la religione dei Celti celebrava il dio Samhain di cui si racconta che risorse dalla morte dopo tre giorni. Il dio Bacco, ucciso dai Titani, veniva fatto risorgere da Giove, dopo tre giorni. Analogamente sotto le altre sue sembianze di Dioniso è detto: "…subito dopo la sua sepoltura, egli risuscitò dalla morte e salì al cielo" (Macrobio, "Commentarium in Somnium Scipionis").

Infine, scrive ancora W. Williamson: "Nel Nord abbiamo Baldur il bello, il dio bianco, giusto e benefico, che i missionari cristiani trovano rassomigliare a Gesù. Egli muore ucciso da una freccia scoccata dal cieco Hoerder, dio delle tenebre. Questa freccia era fatta con legno di vischio. Baldur giace morto per 40 giorni, …alla fine di questo periodo si risveglia e regna. (…) La rozza e superficiale allegoria qui è abbastanza chiara: a 68 gradi di latitudine il sole è morto per 40 giorni, ucciso dalle tenebre dell'inverno. La freccia di legno di vischio era il primo indizio di una nuova vita proveniente dalla morte stessa (e attraverso la soglia di essa), poiché il vischio era chiamato del pari 'la pianta del freddo e gelido inverno' ed il 'ramo salutare'. Baldur era anche chiamato 'Figlio dell'Uomo'. (…) egli risorse, come era stato profetizzato dalla terza Sibilla del Volospa: 'I campi non seminati daranno il loro prodotto. Tutti i dolori saranno sanati. Baldur ritornerà' ".

Il CULTO DEL SOL INVICTUS




"E sorgerà per voi, che temete il mio nome, il sole di giustizia con raggi benefici e voi uscirete e saltellerete come vitelli liberati dal giogo; e calpesterete gli empi ridotti in cenere sotto i vostri piedi nel giorno in cui io opero, dice il Signore onnipotente".

Il Sol Invictus era una divinità solare di Emesa introdotta dall'imperatore Aureliano (270-275), che aveva costruito a Roma anche un tempio in suo onore nel Campus Agrippae (l'attuale piazza San Silvestro). Nel culto del Sol Invictus confluirono la Mastruca celtica e il germanico Yule (ruota), con esplicito riferimento al sole.

Nigel Pennick spiega: "Lo stesso termine Yule (anglo-sassone Geola) significa Giogo dell'Anno, vale a dire il punto d'equilibrio esistente oltre il declino della luce del sole. (...). Il periodo dello Yule inizia quindici giorni  prima del solstizio d'inverno con la festa di San Niccolò, che è associato alla figura sciamanica dello stesso Odino".




Il primo Natale del Sole Invitto (Dies Natalis Solis Invicti), venne festeggiato a Roma e in tuttol'impero il 25 Dicembre del 274 d.C. per ordine dell’ Imperatore Aureliano, che aveva appena concluso la riunificazione dell’Impero Romano ed era reduce dalla grande vittoria sull’allora principale nemica dell’impero, la Regina Zebedia del Regno di Palmira. La vittoria era stata resa possibile dallo schierarsi di Emesa, città-Stato rivale, a fianco dell’esercito romano, in un momento di sbandamento delle milizie; questa discesa in campo a favore dei Romani fu sostenuto dai sacerdoti di Emesa, cultori del Dio “Sol Invictus”; Aureliano, all’inizio della battaglia decisiva, disse di aver avuto la visione benaugurante del dio Sole di Emesa. 

L’Imperatore trasferì a Roma, in segno di ringraziamento, la classe sacerdotale e il culto del Sole di Emesa, ed in onore del Dio Sole Invincibile fece edificare un tempio sulle pendici del Quirinale. L’adozione del culto del Sol Invictus fu vista da Aureliano come un forte elemento di coesione culturale dato che, in varie forme, il culto del Sole era presente in tutte le regioni dell’impero, dall’Egitto all’Anatolia, tra le popolazioni celtiche e quelle arabiche, tra i Greci e gli stessi Romani.

Aureliano propose dunque il Sol Invictus di Emesa ai cultori ellenico-romani di Helios-Apollo, ai diffusissimi seguaci di Mitra, agli egiziani dei riti di Iside/Horus/Serapide, a isiriani ed arabi dei culti di Helios/Dusares/Baalim (a Petra, nell'attuale Giordania, il dio Sole Dusares era celebrato il 25 Dicembre già dal 600 A.C. Epifanio, il vescovo cristiano della città di Salamina, padre della Chiesa e noto storico, affermava nel IV secolo d.C. che da tempo a Petra, la capitale del Regno di Palmira, era festeggiato Dusares/Helios, il Dio Sole, nel giorno 25 Dicembre. Dusares veniva celebrato sopra una pietra nera quadrangolare di lato cm 60 e alta cm 120; la presenza della pietra richiama una origine animista della divinità), ai Celti della Mastruca e ai Germanici cultori della Yule (particolarmente solenni erano le celebrazioni del rito della nascita del Sole in Siria ed Egitto: i celebranti si ritiravano in appositi santuari da dove uscivano a mezzanotte, annunciando che la Vergine aveva partorito il Sole, raffigurato come un infante).

La festa del Sol Invictus si affermò come la festa più importante dell’Impero, con grande partecipazione popolare a Roma, anche perché si innestava ed andava a concludere la festa romana più antica, i Saturnali. Anche i culti cristiani si confusero con i culti solari, tanto che l’imperatore Adriano scriveva nel 134 d.C.: “Gli adoratori di Serapide sono cristiani e quelli che sono devoti al dio Serapide chiamano se stessi Vicari di Cristo”. 

Lo stesso Tertulliano (circa 160-220 d.C.), vescovo di Cartagine, cristiano e Padre della Chiesa, così scriveva: “…molti ritengono che il Dio cristiano sia il Sole perché è un fatto noto che noi preghiamo rivolti verso il Sole sorgente e che nel Giorno del Sole ci diamo alla gioia” ("Ad Nationes"). 

Sant’Agostino esortava invece i fratelli cristiani a non festeggiare il 25 Dicembre il Sole, bensì chi aveva creato il Sole.

SOL INVICTUS ELAGABALUS


The coin by Syrian ruler Uranius shows the Elagabal stone inside the Emesa temple

L'influenza siriana della città di Emesa (l'odierna Homs in Siria) sulla istituzione della Festa del Natale è stata significativa. Da Emesa, l'imperatore romano Settimio Severo prese in moglie Giulia, nata dalla stirpe dei sacerdoti del Dio Sole, e portò il culto a Roma già prima di Aureliano. Da Emesa proveniva anche l'imperatore Elagabalus (Eliogabalo) che portò a Roma culto, sacerdoti e la sacra pietra a forma di cono con base circolare (pietra che tornò in Siria dopo l'uccisione dell'imperatore). 

Sulla pietra era scolpita un'aquila con un serpente nel becco, un simbolo del Sole (il culto del Sole di Emesa, di probabile origine araba, da parte dei nomadi beduini, prevedeva la presenza di una pietra cultuale, una pietra nera come quella della Mecca, in origine un meteorite?), i nomi delle dinastie reali, l'evirazione del sommo sacerdote, il divieto di mangiare carne di maiale. Altre teorie sostengono la provenienza di questo culto dall'egiziana città di Heliopolis o da Babilonia, sempre in un epoca antecedente al 1400 a.C. 

Eliodoro di Emesa scrisse nel III secolo d.C. il romanzo forse più completo di quel secolo, “Le Etiopiche”, che ben descrive questa “contaminazione” tra culti solari egiziani e siriani, arabici ed etiopi. 



Eliogabalo è ricordato come il più giovane imperatore romano (a solo diciottanni), e anche uno dei più scandalosi. Fu mandato al potere grazie ad un complotto ordito dalla zia di Caracalla, Giulia Mesa, ai danni di Macrino, il legittimo successore. Nato in Siria dall'unione di Giulia Soemia, figlia della Mesa, e il senatore Vario Marcello, ebbe in eredità il sacerdozio del dio del sole El-Gabal di Emesa (manifestazione di El, principale divinità solare semitica), che cercò di porre al centro della religione di stato romana, addirittura più in alto di quella di Giove. Il suo matrimonio con la vestale Severa doveva tra l'altro servire a dimostrare l'alleanza tra le due fedi, per lo stesso motivo diede in moglie ad El-Gabal la dea romana Minerva.

Per l'invincibile divinità solare (Sol invictus), fece edificare sul Palatino un tempio dall'aspetto fallico in meteorite nera. Fu proprio a causa di questo culto che l'imperatore fu chiamato Eliogabalo

Erodiano narra che usava danzare intorno agli altari consacrati a El-Gabal mentre donne siriache suonavano cembali e tamburi e senatori e cavalieri stavano in piedi a guardare. Danze lascive, cerimonie oscene, e c'è chi dice anche sacrifici umani, tutto davanti l'ara del dio Sole.




Il giorno di mezz'estate la divinità assumeva il ruolo centrale in una festa che diventò la più grande festività di Roma. Dal tempio sul Palatino, la pietra nera veniva portata ad un altro tempio sopra un ricchissimo carro, tirato da cavalli bianchi, scortato dalle guardie e dal popolo e seguito dai simulacri degli altri dei, lungo le vie di Roma cosparse di fiori.




Continua Erodiano: “Piazzava il dio del sole su un carro ornato di oro e gioielli che veniva portato per i sobborghi, fuori dalla città. Il carro recante la divinità era trainato da sei grandi cavalli bianchi. Nessuno teneva le redini e nessuno stava sul carro, il carro veniva scortato come se lo stesso dio fosse il cocchiere. Eliogabalo, procedeva a ritroso davanti al carro, tenendo le redini e guardando il dio; faceva tutto il percorso all'indietro,con lo sguardo fisso in alto verso il suo dio”.

A dargli una ancora maggiore notorietà, furono le sue “disinvolte” inclinazioni sessuali. L'opinione pubblica romana era abituata agli imperatori che si tenevano vicino qualche fanciullo, generalmente in parallelo con le normali attività eterosessuali. Ma Eliogabalo era davvero senza freni. Secondo Dione Cassio, senatore e storico contemporaneo agli avvenimenti, ci racconta che Ierocle, uno schiavo biondo della Caria, fosse considerato il 'marito' favorito dell' imperatore e che Eliogabalo avesse l'abitudine di stare nudo in piedi davanti alla porta della sua stanza nel palazzo imperiale, alla maniera delle prostitute, muovendo la tenda appesa ad anelli d'oro, cercando di attirare con voce dolce e suadente i passanti. 

Una tale condotta, ma soprattutto la questione religiosa, fecero sì che la situazione degenerò in fretta. Eliogabalo e sua madre furono uccisi l'undici Marzo del 222: i cadaveri vennero trascinati per le strade di Roma e poi gettati nel Tevere insieme ad un grande numero di loro accoliti. 

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